martedì 12 febbraio 2019

Romanzo - Apotheosis - L'ultimo re di Atlantide



Tre ragazzi entrano in possesso di un antico manufatto di Atlantide che si rivela essere un prodotto della tecnologia dell’antica civiltà. L’ultimo Re di Atlantide entra in contatto con loro e li conduce alla riscoperta della città perduta attraverso una delle sue colonie. Un racconto che si alterna tra drammi umani e ambizioni divine, l’epopea di un popolo distrutto dalla sete di potere e dalla corruzione dei singoli. Una storia d’amore platonico, un’avventura fatta di misteri, enigmi e umorismo.

Prefazione dell’autore

L’ultima volta che misi mano ad Apotheosis fu molti anni fa. Da allora sono cambiate molte cose, tra cui io. Ho fatto molti tagli, alcuni di ordine narrativo, alcuni di buon senso, ne risulta un testo più snello, più concentrato, più intenso. Ho unito i due libri (2007 – 2009) prima chiamati “La chiave dei desideri” e “Ascesa e caduta” dandogli finalmente un finale. Avrei voluto approfondire alcune sotto-trame, ma preferisco lasciare un testo compiuto anche se non esaustivo. Questo racconto è dedicato a Prometeo, a un uomo che vuole aiutare il mondo ma non sa o non si rende conto che il mondo non è come gli appare. Spero di poter suscitare in lui la curiosità ad approfondire, la stessa curiosità che hanno suscitato in me altri autori che hanno trattato lo stesso identico tema, Atlantide e la deificazione. Spero di essere all’altezza di questi autori e di aver restituito tutto quanto mi è stato dato in dono.

lunedì 11 febbraio 2019

Socrate e Cartesio - i sensi ingannano

Dal Fedone:

"«E per quanto riguarda l’acquisto della sapienza, pensi che il corpo possa essere d’impedimento oppure no, qualora, in questa ricerca, lo si prenda come compagno? Voglio dire questo, cioè: la vista o l’udito danno agli uomini la certezza assoluta oppure, come ci dicono i poeti, noi nulla vediamo e nulla udiamo con precisione? E se questi sensi non sono né sicuri, né adeguati, tanto meno lo saranno gli altri che sono più deboli di questi, o non ti sembra che sia così?». «Certamente», disse. «Quand’è, dunque, che l’anima coglie la verità? È evidente che, quando essa si accinge a considerare qualche questione e lo fa con l’aiuto del corpo, cade in inganno». «Dici bene»."

Da "Meditazioni metafisiche" di Cartesio:

Tutto ciò appunto che fino ad ora ho ammesso come vero al massimo grado, l'ho tratto dai sensi o per mezzo dei sensi; tuttavia mi sono accorto talvolta che essi ingannano, ed è atteggiamento prudente non fidarsi mai di quelli che ci hanno ingannato anche solo una volta»." 

Qualsiasi argomento trattato da Cartesio è stato in precedenza affrontato dagli esponenti della scuola di Atane, dalla questione de "l'inganno dei sensi" all'idea di Dio, che oltre ad essere stato trattato in maniera esauriente ed esaustiva da Plotino nelle sue Enneadi, è un concetto che appartiene al pensiero greco e in particolare alla scuola di Atene.

lunedì 9 luglio 2018

Riprendiamoci Dio

Il concetto di Dio unico metafisico e trascendentale è stato rubato al pensiero greco ed inserito a forza nei testi biblici con cui non ha niente a che vedere. Tecnicamente la Bibbia non parla del Dio unico metafisico, ma di un dio specifico di nome Yahweh, e nel testo stesso viene specificato più volte che questo dio è in carne ed ossa e non è unico, ma soprattutto è il dio di Israele.


Questo per uccidere la nascente filosofia di Plotino filosofo della scuola di Atene, che si stava sviluppando nell'Impero Romano sotto l'imperatore Gallieno.



Plotino spiega la creazione, o meglio la generazione da un punto di vista logico seguendo gli insegnamenti di Platone. I concetti da lui elaborati verranno letteralmente rubati dai teologi Cristiani, così come sono stati rubati precedentemente i concetti elaborati da Platone ed Aristotele.


Per comprendere la natura di questo plagio fatto dagli Ebrei/Cristiani, basti pensare ad esempio che  durante la messa si dice "generato e non creato dalla stessa sostanza del padre".

Il concetto del "Dio che genera" è stato letteralmente rubato dalle Enneadi di Plotino, la generazione è nei fatti una creatio ex deo (creazione che ha origine da Dio), il concetto di "Dio che genera" non esiste nella bibbia.

Nelle Enneadi il Dio Metafisico spiegato da Plotino è l'Uno (che non è un uomo con la barba che sta sulle nuvole), è al di fuori dello spazio e del tempo. L'Uno genera il Nous (pensiero ed idee) che genera l'anima (coscienza di se e vita), che genera la materia che è soggetta al tempo e allo spazio. Dunque l'Uno è al di fuori dello spazio e del tempo in quanto li genera ma non è soggetto al divenire.


Enneadi - 2. SULLA GENESI E L’ORDINE DI CIÒ CHE VIENE DOPO IL PRIMO

1. «L’Uno è tutto e nulla in particolare» 1 ; principio di tutte le cose, infatti, non è tutte le cose, piuttosto tutte le cose sono a quel modo; lassù infatti esse giungono, per così dire, o meglio non sono ancora ma saranno. Come, dunque, le cose sono potute derivare da un’unità semplice, che non mostra in sé alcuna varietà, né alcun genere di duplicità? Invero, proprio perché nulla era in lui tutto è derivato da lui, e affinché l’essere possa esistere, per questo l’Uno non è essere, ma è piuttosto ciò che genera l’essere. Tale è, per così dire, la prima generazione: l’Uno, perfetto in quanto non cerca nulla, non ha nulla, né ha bisogno di nulla, traboccò, in qualche modo, e la sua sovrabbondanza creò qualcos’altro. Il generato poi si volse verso l’Uno e ne fu riempito, e guardando verso di lui visione dell’Uno creò l’intelletto. E poiché era rivolto all’Uno per poterlo vedere, divenne contemporaneamente Essere e Intelletto. Simile all’Uno, crea allo stesso modo, riversando fuori di sé una potenza molteplice — riflesso anch’essa dell’Uno, come già fece il principio che precede l’intelletto. E questa che proviene dalla sostanza dell’intelletto è l’attività dell’Anima, la quale diviene mentre l’intelletto resta immobile; anche l’intelletto infatti diviene mentre ciò che lo precede resta immobile. L’Anima però non crea restando immobile, ma messasi in movimento genera un’immagine. Guardando lassù, alla sua origine, ne è riempita, ma poi avanza muovendosi in un’altra, opposta direzione 2 , generando come propria immagine la sensazione e il principio di crescita nei vegetali 3 . Nulla però è separato o reciso da ciò che lo precede.

Chiunque sostenga che il pensiero greco non contempli la creazione ex deo non ha ben compreso quello che è scritto nelle Enneadi di Plotino:

15. Sorge però una difficoltà, riguardo a tutto ciò che è stato detto: se infatti l’eternità appartiene all’intelletto e il tempo all’Anima 42 — è infatti lì che affermiamo di cogliere il tempo nella sua esistenza reale: nell’attività dell’Anima e come prodotto di quella attività —, per quale ragione, se il tempo è diviso ed ha un passato, non dovrebbe essere divisa anche quell’attività, e volgendosi al passato produrre il ricordo anche nell’anima del tutto? D’altra parte, nell’eterno si colloca l’identico e nel tempo il diverso, altrimenti eternità e tempo saranno lo stesso, anche se non vogliamo attribuire cambiamenti alle attività dell’anima. Pertanto, diremo che le nostre anime, sottoposte a ben altri cambiamenti e al bisogno, sono, in qualche modo, nel tempo, mentre l’Anima del tutto genera il tempo, ma non è nel tempo? Ammettiamo che essa non sia nel tempo; ma che cosa la induce a generare il tempo e non piuttosto l’eternità? In realtà le cose che genera, queste, non sono eterne ma comprese nel tempo; poiché neppure le anime individuali sono nel tempo, ma soltanto le loro affezioni, quali che siano, e le loro azioni.

In questo passo si comprende perfettamente che il mondo fisico è soggetto al tempo, l'eternità non fa parte del mondo fisico infatti il tempo viene dopo l'eternità, intesa come caratteristica inevitabile del mondo delle idee Platonico.

Il tempo e lo spazio fanno parte del mondo materiale e sensibile, sono dunque generati, mentre il Dio metafisico chiamato UNO da Plotino, è ben oltre la materia sensibile.

Lo stesso concetto di Trinità è stato rubato da Plotino, La triade UNO - Logos - Anima, verrà trasformata nel Cristianesimo in Dio - Gesù - Spirito santo.

Come rappresentare L'Uno di Plotino?

Come afferma lo stesso Plotino:

«l’Uno non è una cosa tra le altre e che «non ha nome»60, dal momento che non possiamo dire nulla di lui; cerchiamo soltanto, per quello che ci è possibile, di indicarlo in qualche modo tra di noi. Ma quando solleviamo il problema: «allora, non ha percezione di sé, è privo di coscienza e conoscenza di sé», dobbiamo riflettere sul fatto che, pronunciando queste parole, ci volgiamo nella direzione opposta al vero. Infatti rendiamo l’Uno molteplice se lo consideriamo come conoscibile e come conoscenza, e attribuendogli il pensiero lo rendiamo bisognoso del pensiero.

Dunque L'Uno non è rappresentabile, o definibile, e nel momento stesso in cui tracciamo una definizione creiamo una molteplicità che semplicemente non gli appartiene.

Per un approfondimento sulle ipostasi e la loro rappresentazione è presente un trattato approfondito qui: https://hokmaph-iperuranio.blogspot.com/2015/09/articoli-iperuranio-mondo-delle-idee.html

Come ha fatto il dio Yahweh ad imporsi sul pensiero Ellenico? Il pensiero ebraico/cristiano è stato imposto con il sangue e il terrore in Europa:

l’imperatore Flavio Teodosio (347-395) insieme agli due imperatori, Graziano e Valeriano II (tutti e tre legati al Credo di Nicea), con l’Editto di Tessalonica del 27 febbraio 380 proclamò il Cristianesimo l’“unica religione dell’Impero Romano” e che “tutte le nazioni che sono soggette alla nostra clemenza e moderazione devono continuare a praticare la religione che fu introdotta ai romani dal divino apostolo Pietro“.

Nel 359 in Siria precisamente a Skytopolis, oggi Beit She’an situata all'incrocio tra la valle del Giordano e la valle di Jezreel in Israele, i Cristiani costituirono il primo campo di concentramento per la tortura e l’esecuzione di liberi cittadini romani, rei di credere a fedi politeiste arrestati su tutto il territorio dell’Impero. Inoltre l’imperatore Flavio Giulio Valente (328-378) ordinò una durissima persecuzione nell'area orientale di tutti coloro che non erano Cristiani nel 370, oltre alla distruzione dei testi sacri pagani, ed altri efferati massacri come l’assassinio di filosofi pagani. L'assassinio più famoso è stato quello della filosofa Ipazia di Alessandria.

Un approfondimento dei temi trattati si può trovare qui: https://hokmaph-iperuranio.blogspot.com/2017/11/platonismo-e-cristianesimo.html

mercoledì 18 aprile 2018

giovedì 8 marzo 2018

Esempio di Metessi Platonica - differenza in Post Tenebras Lux

Per Metessi Platonica si intende la partecipazione delle idee nelle cose, per esempio:

By Ilona Loser - Own work, CC BY-SA 3.0

Nella Climaciella Brunnea partecipano due idee, una di vespa (Vespidae) e una di mantide (Mantis).

Jörg Groß - CC BY 2.0

By Shiva shankar - Taken at karkala, Karnataka as a praying mantis, CC BY-SA 2.0

Questa è la metessi per platone è la partecipazione delle idee nella res extensa (nella materia fisica) che avviene attraverso il processo di mimesi, in cui la res extensa mima le idee dell'Iperuranio.

Nella mia analisi del mondo delle idee, mi sono permesso di utilizzare il termine Metessi per definire invece la formazione dell'idea iperuranica a partire dal mondo fisico.

Che per Platone l'iperuranio é un mondo perfetto e dunque completo. Mentre dal mio punto di vista l'iperuranio é arricchibile (ma non decadibile) e questo incremento di idee avviene attraverso l'esistenza del mondo sensibile e probabilistico.

Metessi in Post Tenebras Lux
Il termine Metessi in Post Tenebras Lux viene utilizzato per definire la partecipazione delle cose del mondo fisico alla formazione dell'idea nell'iperuranio, che può avvenire sia per la distribuzione probabilistica della materia (tante particelle di H2O possono creare una pozzanghera, o un mare e per quanto la materia dell'acqua sia la mimesi dell'idea dell'acqua dell'iperuranio, l'idea di pozzanghera può essere il risultato della Metessi intesa in Post Tenebras Lux), e può avvenire sia per operato umano anche se in questo caso parliamo di Theorò in quanto l'oggetto creato dall'uomo é il prodotto del mondo pensiero creativo e ragionevole (res cogitans).

Theorò - Arricchimento del mondo delle idee attraverso il mondo interiore

L'idea per costituirsi come ente non necessita della percezione della consapevolezza cosciente, ma la percezione della consapevolezza cosciente partecipa alla formazione delle idee iperuraniche.

Un altro bellissimo esempio di metessi Platonica è la Myrmarachne, in cui partecipano due idee, dal greco μύρμηξ, myrmex, la formica e ἀρὰχνη, aràchne il ragno.

Di JonRichfield - Opera propria, CC BY-SA 3.0
Il presupposto che la Myramarachne in quanto appartenente alla famiglia dei ragni saltatori, sia il risultato di una specializzazione predatoria, non esclude formalmente che la forma (Aristotelicamente parlando) sia determinata verticalmente dal mondo delle idee.