giovedì 21 novembre 2013

kintsukuroi

Haragayato - Opera propria


Kintsukuroi: letteralmente "riparare con l'oro", usare l'oro liquido per riparare oggetti in ceramica, rendendoli degli oggetti preziosi sia dal punto di vista economico, per il metallo prezioso utilizzato, sia da un punto di vista artistico, in quanto l'intreccio di linee dorate è unico e irripetibille per via del caso.
L'idea è che dall'imperfezione e da una ferita possa nascere una forma di perfezione estetica e interiore.

Pratica concretamente interessante, ma metaforicamente ancor di più.

Dove l'incipit della mediocrità italiana vuole che ciò che è rotto rimane rotto, il giappone ci delizia con uno smacco di superiorità morale, così come se niente fosse.

Come ci suggerisce un sempre modesto shakespeare: sweet are the uses of adversity, o detto in un altro modo: solo passando attraverso le avversità riusciamo a renderci persone migliori.

Questo fintanto che esistono dei presupposti purtroppo.

Questo fintanto che non vi sia negazione della realtà, dove la necessità di coerenza è padrona e sovrana.

Quello che banalmente viene definito come "ricerca della verità" a qualsiasi costo, anche a proprio discapito.

Non è facile, intendiamoci, ma è l'unico modo. Perché la guerra più difficile da vincere e combattere è quella tra mente e corpo.

Specificatamente: tra quelle che sono le necessità imprenscindibili dell'esistenza, e la consapevolezza di se.

Il punto è cosa sei? Cosa ti definisce come individuo?

Tempo fa avrei detto, citando Masamune Shirow, "ci sono un numero incredibile di cose necessarie per definire completamente un individuo. Un viso per distinguerti dagli altri. Una voce della quale non sei consapevole. La mano che osservi quando ti svegli. I ricordi dell'infanzia, il presagio del futuro. Ma non è tutto. C'è la distesa di dati dell'enorme rete alla quale posso accedere con il mio cervello. Anch'essa forma una parte di me, e dà vita a questa coscienza chiamata "io"."

Oggi non sono più d'accordo con questa affermazione. Perché ciò che mi definisce come individuo è solo ciò che mi rende diverso da tutti gli altri individui, non ciò che condividiamo.