lunedì 9 luglio 2018

Riprendiamoci Dio


Perché durante la messa si dice "generato e non creato dalla stessa sostanza del padre"?

Il concetto del "Dio che genera" è stato letteralmente rubato dalle Enneadi di Plotino, la generazione è nei fatti una creazione ex nihilo, il concetto di "Dio che genera" non esiste nella bibbia.

Plotino - Museo di Ostia antica a Roma

Nelle Enneadi il Dio Metafisico spiegato da Plotino è l'Uno (che non è un uomo con la barba che sta sulle nuvole), è al di fuori dello spazio e del tempo. L'Uno genera il Logos (pensiero ed idee) che genera l'anima (coscienza di se e vita), che genera la materia che è soggetta al tempo e allo spazio. Dunque l'Uno è al di fuori dello spazio e del tempo in quanto li genera ma non è soggetto al divenire.


Enneadi - 2. SULLA GENESI E L’ORDINE DI CIÒ CHE VIENE DOPO IL PRIMO

1. «L’Uno è tutto e nulla in particolare» 1 ; principio di tutte le cose, infatti, non è tutte le cose, piuttosto tutte le cose sono a quel modo; lassù infatti esse giungono, per così dire, o meglio non sono ancora ma saranno. Come, dunque, le cose sono potute derivare da un’unità semplice, che non mostra in sé alcuna varietà, né alcun genere di duplicità? Invero, proprio perché nulla era in lui tutto è derivato da lui, e affinché l’essere possa esistere, per questo l’Uno non è essere, ma è piuttosto ciò che genera l’essere. Tale è, per così dire, la prima generazione: l’Uno, perfetto in quanto non cerca nulla, non ha nulla, né ha bisogno di nulla, traboccò, in qualche modo, e la sua sovrabbondanza creò qualcos’altro. Il generato poi si volse verso l’Uno e ne fu riempito, e guardando verso di lui visione dell’Uno creò l’intelletto. E poiché era rivolto all’Uno per poterlo vedere, divenne contemporaneamente Essere e Intelletto. Simile all’Uno, crea allo stesso modo, riversando fuori di sé una potenza molteplice — riflesso anch’essa dell’Uno, come già fece il principio che precede l’intelletto. E questa che proviene dalla sostanza dell’intelletto è l’attività dell’Anima, la quale diviene mentre l’intelletto resta immobile; anche l’intelletto infatti diviene mentre ciò che lo precede resta immobile. L’Anima però non crea restando immobile, ma messasi in movimento genera un’immagine. Guardando lassù, alla sua origine, ne è riempita, ma poi avanza muovendosi in un’altra, opposta direzione 2 , generando come propria immagine la sensazione e il principio di crescita nei vegetali 3 . Nulla però è separato o reciso da ciò che lo precede.

Chiunque sostenga che il pensiero greco non contempli la creazione ex nihilo non ha ben compreso quello che è scritto nelle Enneadi di Plotino:

15. Sorge però una difficoltà, riguardo a tutto ciò che è stato detto: se infatti l’eternità appartiene all’intelletto e il tempo all’Anima 42 — è infatti lì che affermiamo di cogliere il tempo nella sua esistenza reale: nell’attività dell’Anima e come prodotto di quella attività —, per quale ragione, se il tempo è diviso ed ha un passato, non dovrebbe essere divisa anche quell’attività, e volgendosi al passato produrre il ricordo anche nell’anima del tutto? D’altra parte, nell’eterno si colloca l’identico e nel tempo il diverso, altrimenti eternità e tempo saranno lo stesso, anche se non vogliamo attribuire cambiamenti alle attività dell’anima. Pertanto, diremo che le nostre anime, sottoposte a ben altri cambiamenti e al bisogno, sono, in qualche modo, nel tempo, mentre l’Anima del tutto genera il tempo, ma non è nel tempo? Ammettiamo che essa non sia nel tempo; ma che cosa la induce a generare il tempo e non piuttosto l’eternità? In realtà le cose che genera, queste, non sono eterne ma comprese nel tempo; poiché neppure le anime individuali sono nel tempo, ma soltanto le loro affezioni, quali che siano, e le loro azioni.

In questo passo si comprende perfettamente che il mondo fisico è soggetto al tempo, l'eternità non fa parte del mondo fisico infatti il tempo viene dopo l'eternità, intesa come caratteristica inevitabile del mondo delle idee Platonico.

Il tempo e lo spazio fanno parte del mondo materiale e sensibile, sono dunque generati, mentre il Dio metafisico chiamato UNO da Plotino, è ben oltre la materia sensibile.

Lo stesso concetto di Trinità è stato rubato da Plotino, La triade UNO - Logos - Anima, verrà trasformata nel Cristianesimo in Dio - Gesù - Spirito santo.

Come rappresentare L'Uno di Plotino?

Come afferma lo stesso Plotino:

«l’Uno non è una cosa tra le altre e che «non ha nome»60, dal momento che non possiamo dire nulla di lui; cerchiamo soltanto, per quello che ci è possibile, di indicarlo in qualche modo tra di noi. Ma quando solleviamo il problema: «allora, non ha percezione di sé, è privo di coscienza e conoscenza di sé», dobbiamo riflettere sul fatto che, pronunciando queste parole, ci volgiamo nella direzione opposta al vero. Infatti rendiamo l’Uno molteplice se lo consideriamo come conoscibile e come conoscenza, e attribuendogli il pensiero lo rendiamo bisognoso del pensiero.

Dunque L'Uno non è rappresentabile, o definibile, e nel momento stesso in cui tracciamo una definizione creiamo una molteplicità che semplicemente non gli appartiene, ma per comodità formale credo sia corretto utilizzare i Solidi Platonici come rappresentazione delle ipostasi dell' Uno.

Così come per Pitagora il numero era un ente reale che definiva l'universo lo stesso era la geometria per Platone, ed è il modo più corretto da un punto di vista storico, analitico e pratico di rappresentare le ipostasi:


Per un approfondimento sulle ipostasi e la loro rappresentazione è presente un trattato approfondito qui: https://hokmaph-iperuranio.blogspot.com/2015/09/articoli-iperuranio-mondo-delle-idee.html